Riflessioni e confronti sull'importanza del gioco nella prima infanzia
giovedì 4 giugno 2015
I bambini hanno bisogno di regole
Ai bambini servono delle regole, non è vero che fanno parte di uno stile autoritario. Genitori ed educatori devono porre dei limiti e farli rispettare; devono essere il nostro strumento quotidiano da usare per mettere ordine e per dare una direzione ai nostri bambini.
sabato 30 maggio 2015
I genitori devono sostenere il gioco dei bambini
La relazione genitore-figlio è mediata dall'attività ludica: "La partecipazione attiva e il coinvolgimento sono gli strumenti che i genitori, nel giocare insieme, hanno a disposizione per riconoscere e rispettare i bisogni psicologici dei loro bambini e quelli del loro bambino interiore". (Maria Rita Parsi)
Giocate con i vostri figli, è un vostro dovere e un loro diritto; così facendo rafforzerete il vostro legame.
Giocate con i vostri figli, è un vostro dovere e un loro diritto; così facendo rafforzerete il vostro legame.
venerdì 22 maggio 2015
Filastrocca del diritto al gioco
Fammi giocare solo per gioco
Senza nient’altro, solo per poco
Senza capire, senza imparare
Senza bisogno di socializzare
Solo un bambino con altri bambini
Senza gli adulti sempre vicini
Senza progetto, senza giudizio
Con una fine ma senza l’inizio
Con una coda ma senza la testa
Solo per finta, solo per festa
Solo per fiamma che brucia per fuoco
Fammi giocare per gioco.
BRUNO TOGNOLINI
Dalle “Rime d’occasione”.
sabato 16 maggio 2015
Maria Montessori in riferimento al momento gioco dice:
"L'adulto non deve sostituirsi al bambino, ma deve ritirarsi sempre nella passività
e procedere sempre nella più profonda convinzione del bambino".
Tratto da "Il bambino in famiglia", Maria Montessori
martedì 14 aprile 2015
L'entrata in scena del gioco sociale
Nei primi anni di vita il gioco è affrontato tanto seriamente da
poter sembrare il "lavoro del bambino". Ma quando
interviene il gioco sociale?
La psicologa americana Mildred B. Parten ha studiato l'evoluzione
della socialità concludendo che nel periodo tra i 2 e i 5 anni le
interazioni tra i bambini si fanno più frequenti, vivaci, complesse
e mature.
Dal suo studio la Parten ha individuato quattro tipi di gioco:
- nel gioco solitario il piccolo si diverte coi suoi giochi da solo,
senza curarsi di stare assieme ai compagni o di interagire con loro.
A volte, li guarda mentre giocano senza però unirsi ad essi.
- nel gioco parallelo il piccolo gioca in modo indipendente accanto
agli altri, ma non con loro. Per quanto siano vicini e con giochi
simili, i bambini non hanno alcun rapporto.
- nel gioco associativo il bambino ha rapporti con gli altri, scambia
i giocattoli o corre in triciclo con loro, e tenta di dirigerne il
comportamento. Ciascun bambino agisce comunque per conto proprio, e
non c'è divisione dei compiti nè coordinamento delle attività
ludiche.
- nel gioco collaborativo i bambini cominciano a coordinare insieme
le attività ludiche. In questo tipo di gioco, l'obiettivo è di
raggiungere assieme un certo risultato, compaiono i "capi",
si assumono responsabilità differenziate con una divisione dei
ruoli; spesso, i bambini sentono di far parte di un gruppo dal quale
gli altri bambini sono esclusi.
giovedì 12 marzo 2015
Lev Vygotskij dice...
"Non si può non vedere che il bambino nel gioco soddisfa determinate esigenze,
determinati impulsi, e che se non si comprende il carattere di questi impulsi
non si può capire quel particolare tipo di attività che è il giuoco"
Da L.S. Vygotskij Immaginazione e creatività nell'età infantile, Editori Riuniti, Roma, 1990.
lunedì 16 febbraio 2015
Le caratteristiche del gioco secondo Huizinga
Nella sua opera “Homo ludens” (1938) il saggista olandese Johan Huizinga sostiene che quattro sono le caratteristiche più importanti del gioco.
1) La libertà del soggetto che si mette a giocare. Il gioco è un atto libero, che si compie solo perché procura gioia.
2) Il gioco non rappresenta la vita vera. Il bambino sa che quando gioca fa per scherzo, è una finta, ma lo compie ugualmente con grande serietà.
3) Il gioco è limitato nel tempo e nello spazio.
4) Il gioco porta in un‟altra dimensione, che è nella parte più intima dell‟uomo.
Il gioco non rappresenta un‟attività puramente infantile, bensì una necessità insita nell‟adulto di ogni età, che sente il bisogno di impegnarsi in particolari esercizi congeniali alla propria personalità e che gli permettono di soddisfare pure certe esigenze di competitività e di evasione necessarie al proprio equilibrio psichico e fisico. E‟ comunque il bambino a dedicare la maggior parte del tempo e delle energie in attività ludiche; nel gioco il bambino scarica l‟energia repressa nelle ore scolastiche, allaccia amicizie, esprime liberamente la sua creatività e si diverte a calarsi nel mondo dei “grandi”.
1) La libertà del soggetto che si mette a giocare. Il gioco è un atto libero, che si compie solo perché procura gioia.
2) Il gioco non rappresenta la vita vera. Il bambino sa che quando gioca fa per scherzo, è una finta, ma lo compie ugualmente con grande serietà.
3) Il gioco è limitato nel tempo e nello spazio.
4) Il gioco porta in un‟altra dimensione, che è nella parte più intima dell‟uomo.
Il gioco non rappresenta un‟attività puramente infantile, bensì una necessità insita nell‟adulto di ogni età, che sente il bisogno di impegnarsi in particolari esercizi congeniali alla propria personalità e che gli permettono di soddisfare pure certe esigenze di competitività e di evasione necessarie al proprio equilibrio psichico e fisico. E‟ comunque il bambino a dedicare la maggior parte del tempo e delle energie in attività ludiche; nel gioco il bambino scarica l‟energia repressa nelle ore scolastiche, allaccia amicizie, esprime liberamente la sua creatività e si diverte a calarsi nel mondo dei “grandi”.
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