sabato 16 maggio 2015

Maria Montessori in riferimento al momento gioco dice:

"L'adulto non deve sostituirsi al bambino, ma deve ritirarsi sempre nella passività 
e procedere sempre nella più profonda convinzione del bambino". 


Tratto da "Il bambino in famiglia", Maria Montessori

martedì 14 aprile 2015

L'entrata in scena del gioco sociale

Nei primi anni di vita il gioco è affrontato tanto seriamente da poter sembrare il "lavoro del bambino". Ma quando interviene il gioco sociale?
La psicologa americana Mildred B. Parten ha studiato l'evoluzione della socialità concludendo che nel periodo tra i 2 e i 5 anni le interazioni tra i bambini si fanno più frequenti, vivaci, complesse e mature.
Dal suo studio la Parten ha individuato quattro tipi di gioco:

- nel gioco solitario il piccolo si diverte coi suoi giochi da solo, senza curarsi di stare assieme ai compagni o di interagire con loro. A volte, li guarda mentre giocano senza però unirsi ad essi.
- nel gioco parallelo il piccolo gioca in modo indipendente accanto agli altri, ma non con loro. Per quanto siano vicini e con giochi simili, i bambini non hanno alcun rapporto.
- nel gioco associativo il bambino ha rapporti con gli altri, scambia i giocattoli o corre in triciclo con loro, e tenta di dirigerne il comportamento. Ciascun bambino agisce comunque per conto proprio, e non c'è divisione dei compiti nè coordinamento delle attività ludiche.
- nel gioco collaborativo i bambini cominciano a coordinare insieme le attività ludiche. In questo tipo di gioco, l'obiettivo è di raggiungere assieme un certo risultato, compaiono i "capi", si assumono responsabilità differenziate con una divisione dei ruoli; spesso, i bambini sentono di far parte di un gruppo dal quale gli altri bambini sono esclusi.



Concludendo, il gioco diviene un'attività davvero sociale e collaborativa solo verso i 6 anni con il superamento dell'egocentrismo.

giovedì 12 marzo 2015

Lev Vygotskij dice...

"Non si può non vedere che il bambino nel gioco soddisfa determinate esigenze, 
determinati impulsi, e che se non si comprende il carattere di questi impulsi 
non si può capire quel particolare tipo di attività che è il giuoco"

Da L.S. Vygotskij Immaginazione e creatività nell'età infantile, Editori Riuniti,  Roma, 1990.

lunedì 16 febbraio 2015

Le caratteristiche del gioco secondo Huizinga

Nella sua opera “Homo ludens” (1938) il saggista olandese Johan Huizinga sostiene che quattro sono le caratteristiche più importanti del gioco.
1) La libertà del soggetto che si mette a giocare. Il gioco è un atto libero, che si compie solo perché procura gioia.
2) Il gioco non rappresenta la vita vera. Il bambino sa che quando gioca fa per scherzo, è una finta, ma lo compie ugualmente con grande serietà.
3) Il gioco è limitato nel tempo e nello spazio.
4) Il gioco porta in un‟altra dimensione, che è nella parte più intima dell‟uomo.
Il gioco non rappresenta un‟attività puramente infantile, bensì una necessità insita nell‟adulto di ogni età, che sente il bisogno di impegnarsi in particolari esercizi congeniali alla propria personalità e che gli permettono di soddisfare pure certe esigenze di competitività e di evasione necessarie al proprio equilibrio psichico e fisico. E‟ comunque il bambino a dedicare la maggior parte del tempo e delle energie in attività ludiche; nel gioco il bambino scarica l‟energia repressa nelle ore scolastiche, allaccia amicizie, esprime liberamente la sua creatività e si diverte a calarsi nel mondo dei “grandi”.

domenica 28 dicembre 2014

Cos'è il gioco libero?

Quando si dice “gioco libero”, molti pensano ad un momento di relax mentre i bambini giocano da soli o con altri…
Al nido, il momento del gioco libero viene impostato diversamente, è forse uno dei momenti più importanti della giornata, che richiede da parte dell’educatrice la massima attenzione. Già, perché quello è il momento in cui il bambino ha la possibilità di esprimersi liberamente, senza alcun vincolo, obbligo o regola: ognuno è libero di fare ciò che vuole (sempre nel rispetto degli altri e delle cose, ovviamente).

Dunque per "gioco libero" s'intende un tipo di gioco che non ha una sua struttura e che è inventato direttamente dal bambino.
Anche se oggi, con tutte le "macchine da gioco" che esistono è sempre più difficile fare in modo che i bambini possano giocare liberamente con la loro fantasia...






sabato 11 ottobre 2014

Alcune definizioni di gioco




Molti autori hanno provato a definire i caratteri del gioco e del giocare. Lo psicologo Jerome Bruner indica nel gioco “il prevalere dei mezzi sui fini”: si tratterebbe cioè di un'attività improduttiva che non crea beni né ricchezze; il pedagogista Edouard Claparède lo definisce come “il regno del come se”, uno spazio nel quale il giocatore si trova al tempo stesso nella realtà e nella fantasia, in un luogo dove si è instaurata una legislazione nuova; lo psicologo Lev Vygotskij riconosce al gioco non tanto un valore di “piacere”, quanto quello di strumento per una “realizzazione immaginaria e illusoria di desideri irrealizzati”. Il sociologo Roger Caillois dice che il gioco è “una attività incerta il cui svolgimento non può essere determinato o il suo risultato acquisito”. Johan Huizinga ha mostrato come in certi casi il gioco si trasformi in lavoro. Tutti questi autori sottolineano che alla base del gioco esiste un elemento comune: la volontà dell'individuo. Chi è costretto a giocare non sta realmente giocando.

Secondo Fink il gioco è un fenomeno fondamentale dell’esserci primordiale come l’amore, la morte e il dominio, ma caratterizzato dall’assenza di scopi. Caillois amplia i temi di Huizinga che analizza un tipo di giochi adulti, di competizione regolata. Per Caillois sussistono altre categorie ludiche in cui l’esito è affidato al destino, oppure giochi riguardanti il travestimento o la ricerca della vertigine.Winnicott in “Gioco e Realtà” riscatta l’attività ludica da ruolo di passatempo infantile, analizzandola come forma fondamentale di vita. Il gioco e l’oggetto transizionale sono illusioni che permettono al sé di costruirsi nel reale, nel luogo del senso di identità ponte tra soggetto e realtà effettiva.

Bibliografia:
- Gianfranco Staccioli, Il gioco e il giocare. Elementi di didattica ludica, Carocci editore, 2008

martedì 2 settembre 2014

Il gioco è sempre presente

“Giocare è l’esperienza più comune che ci possa capitare. Nel corso di un solo colloquio con un nostro simile (...) noi giochiamo con le parole, giocherelliamo con le dita, ma anche ci giochiamo in senso stretto la carriera, l’amore, il nostro futuro. Altre volte, nel bel mezzo di una situazione seria o impegnata, il gioco fa capolino con un ammiccamento, una strizzata d’occhi, una battuta improvvisa o un semplice gesto rilassato.
Altre volte ancora, noi abbandoniamo deliberatamente le nostre attività serie o decidiamo di entrare in un’altra dimensione. Ci poniamo davanti a una scacchiera, a un tavolo verde, oppure in un prato e iniziamo a giocare (...).

Con questa citazione presa dal libro “Per gioco. Piccolo manuale dell’esperienza ludica”, Pieraldo Rovatti e Alessandro Dal Lago vogliono ricordarci che la dimensione ludica permea la nostra quotidianità in ogni momento, anche se non ce ne accorgiamo. 
Perciò non dobbiamo vedere il gioco come un attributo puramente infantile, perchè questo fenomeno fa parte anche dell'adulto. 
Gli effetti positivi del gioco non hanno una funzione buona solo per il cervello dei bambini piccoli in via di sviluppo. Molte ricerche provano che gli adulti che non giocano mai rischiano di cadere in spirali di stress e ansia, spesso senza sapere il perché...quindi meglio giocare :-)